Geni o stupidi?

davide digiovanniNews

Di Alice Rabai
“Ognuno è un genio, ma se si giudica un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà l’intera vita a credersi stupido”
Introduciamo questo articolo con questa citazione di Albert Einstein.
L’insegnamento che vuole trasmettere lo scienziato è semplice ed evidente: un pesce non è fatto per arrampicarsi su un albero e sarebbe impensabile pretendere che si comporti come uno scoiattolo, esperto arrampicatore. Tuttavia, anche il pesce ha i suoi talenti, è un abile nuotatore e vive in un ambiente in cui sarebbe impossibile la sopravvivenza per altri animali, pertanto è proprio su questo che deve puntare e non richiedere prestazioni che non sarebbe mai in grado di compiere.
Tornando al mondo umano, se il mio sogno è danzare ma non ho le linee del corpo giuste e una struttura adatta per questo tipo di attività, magari non raggiungerò mai i livelli di Carla Fracci, ma potrò puntare su altre caratteristiche personali per emozionare danzando o emergere in altri contesti.
Tuttavia, il rischio è che, quando si è poco consapevoli delle proprie capacità e diventa difficile raggiungere i risultati voluti, si finisca nella convinzione di essere incapaci, inutili e perfino stupidi, visti gli insuccessi collezionati e i tentativi andati a vuoto.
L’obiettivo delle istituzioni, partendo dalla famiglia fino alla comunità scolastica, dovrebbe essere proprio quello di creare un clima all’interno del quale ogni individuo possa esprimere le proprie qualità e capacità, sentendosi incluso e mai inferiore agli altri, in modo tale da essere nella condizione di poter apprendere, seppur con tempi e modalità differenti.
A questo proposito, se un bambino o un adolescente, che ha necessità dei cosiddetti BES (Bisogni Educativi Speciali) o che presenta dei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), non è posto nella condizione di poter fare e di poter essere in base alle sue capacità, è come se chiedessimo al pesce di Einstein di arrampicarsi sull’albero, respirando con i polmoni anziché con le branchie. Il rischio è che la persona finisca per introiettare la percezione di fallimento, la convinzione di non poter vivere in quell’ambiente e di non apprendere gli insegnamenti come tutti gli altri.
La Legge 170/2010 sui Disturbi Specifici di Apprendimento, che si è posta come obiettivo la tutela degli alunni con difficoltà di apprendimento, ha messo gli insegnanti nella condizione di dover individuare le strategie didattiche più idonee e conformi ai bisogni dei singoli studenti.
Così facendo è stata invertita la percezione di diversità, di disturbo e di immutabilità di una condizione, retaggio di una cultura di un passato fortunatamente ormai lontano.
In conclusione, tutti noi abbiamo delle doti naturali e dei talenti peculiari che ci appartengono fin dalla nascita, questi attraverso l’impegno, la costanza, l’esercizio e l’allenamento, possono essere perfezionati permettendoci di raggiungere degli obiettivi personali, i quali, anche se diversi da quelli degli altri, non per questo hanno minore valore e meno importanza.