La “doppia morte”: i casi di omicidio-suicidio tra coniugi a Marino e Fiumicino

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Di Alice Rabai

Alice Rabai, Psicologa di Life & Mind

Alice Rabai, Psicologa di Life & Mind

È successo ancora, due volte,  stavolta in due comuni della provincia di Roma, il primo a Marino: “Carabiniere spara alla moglie e si suicida”. È l’ennesimo dramma consumato tra le mura domestiche che riporta l’ultimo caso di omicidio-suicidio tra coniugi. Stessa dinamica  sembrerebbe essere accaduta a Fiumicino, per mano di un finanziere.

 

Il fenomeno

Il fenomeno, purtroppo sempre più frequente, è stato sottoposto a diversi tentativi di classificazione, tra i quali quello di Dollard, il quale sosteneva che coloro che, attraverso l’omicidio si privano di una fonte primaria di gratificazione, possono poi arrivare alla decisione di suicidarsi a causa della perdita (Dollard, 1939). Si tratterebbe pertanto di una morte doppia collegata alla stessa matrice: l’aggressività e il desiderio di eliminare quello stato di tensione che da essa scaturisce.

 

L’omicidio-suicidio “salvifico”

I fattori alla base del fenomeno sembrano essere molteplici; il senso di impotenza di fronte a lutti inaspettati, gli stati depressivi, il senso di fallimento per problemi economici, possono far sì che si inneschi l’impulso omicida seguito dal suicidio del partner che l’ha commesso. Nella maggior parte dei casi si tratta di coniugi anziani che non sono più in grado di sostenere il peso dell’assistenza della persona cara. In quest’ottica, l’atto in sé, assume un significato “salvifico”: uccidere il proprio partner che sta soffrendo per poi distruggersi attraverso il suicidio. In tal caso è come se, nel coniuge che ha a carico l’altro, si insinuasse un forte senso di impotenza e inadeguatezza di fronte a una situazione gravosa e ingestibile, sia emotivamente sia economicamente.

 

La  violenza  domestica  come  fattore  di  rischio  primario 

Tuttavia, anche se sembra che la maggior parte delle forme di omicidio-suicidio si associno a veri e propri stati depressivi o comunque ad aspettative negative verso il futuro, alcune ricerche hanno dimostrato che il 70% dei casi di omicidio-suicidio poggiano su relazioni caratterizzate da violenza domestica, seguita dalla facile reperibilità delle armi da fuoco, utilizzate nell’88% dei casi. A dimostrazione di ciò, vi è il fatto che le difficoltà economiche e l’aumento della disoccupazione, spesso indicati come cause scatenanti, assumerebbero il ruolo di fattori di rischio solo se associate a violenze domestiche preesistenti.

 

L’omicidio-suicidio per gelosia

Una delle forme più diffuse del fenomeno è il cosiddetto omicidio-suicidio per gelosia, innescato dal timore del tradimento e dalla paura della perdita nei confronti di quell’oggetto che sfugge al tentativo di possederlo. Solo in Italia, la gelosia è stata il movente del 24% di tutti i casi di omicidio-suicidio avvenuti tra il 1985 ed il 2008 (Roma et al., 2012). Quando la sensazione è quella di subire un torto o un tradimento, la gelosia può assumere le caratteristiche dell’odio e della rabbia che sfociano nel bisogno di primeggiare. La persona amata, in maniera del tutto egoistica, diventa un vero e proprio oggetto agli occhi del partner, il quale, convinto del tradimento, decide di togliere la vita con la motivazione che “se non posso averlo io non potrà averlo nessun altro” per poi autoannientarsi.